02/03/2007
TV sorrisi e ladroni

Ma Pippo Baudo e Michelle Hunziker, che in questi giorni stanno tenendo 12 milioni di italiani canone-paganti incollati ogni sera su Rai 1, avrebbero accettato di condurre Sanremo solo per un compenso di 700.000 euro [lui] e 1 milione di euro [lei e il suo staff incluso].
Ecco dunque che che al tetto della finanziaria, proprio mentre il governo cadeva, veniva concessa una deroga dal ministro per le Riforme Luigi Nicolais. E la Rai ha così potuto mandare avanti il suo baraccone di ospiti costosi e pubblicità super invasive.
A Pippo Baudo e alla Hunziker, che si sono persino permessi di ironizzare in diretta sulla perplessità sollevata dal Ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa in merito alla deroga, vorrei inviare il mio più sentito dissenso per richiedere compensi tanto scandalosi.
Vorrei fargli notare che se anche la conduzione di cinque giorni di Sanremo avesse richiesto un intero anno del loro tempo, avrebbero incassato quasi 60.000 euro al mese.
Nel frattempo la Rai ricorda ai suoi abbonati che il canone è aumentato. E non si fa fatica a vedere che è aumentata anche la quantità di pubblicità rifilata agli spettatori. Il tutto, ovviamente, per pagare queste cifre in stipendi e gettoni di presenza ad artisti anche di scarso valore o poco attinenti agli show in questione.
Telespettatori, stasera, che ne dite di andare a teatro, ascoltare musica, chiedere a vostro figlio come sta, andare dai nonni o giocare a un gioco da tavola? Insomma: che ne dite di spegnere la TV?
Tachis
19:55 Scritto in Società | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: tachis, politica, televisione
31/01/2007
Soprusi d'autore
Come può un regalo essere reato? E' quello che deve aver pensato la Corte di Cassazione quando ha deciso che scambiarsi musica, programmi e film in maniera non lucrativa non può essere considerato illegale.
Una piccola rivoluzione in un paese in cui una Siae sempre più taccagna riesce a estorcere il pagamento dei diritti d'autore anche a chi ascolta un po' di musica durante la festa del proprio compleanno!
Una novità che mi ricorda l'assurdità di una legge che remunera la proprietà intellettuale per le opere artistiche fino a 70 anni dopo la morte dell'autore. Come dire... un'eternità durante la quale anche gli eredi più lontani possono continuare a vivere di rendita.
Una notizia, insomma, che mi fa ben sperare per il futuro.
Ma nello stesso periodo la Novartis, colosso dell'industria farmaceutica, denuncia lo Stato dell'India per aver copiato un suo medicinale protetto da brevetto, utile a curare la leucemia. Similmente, nel 2005, ben 39 aziende accusarono il Brasile di aver violato i brevetti dei loro farmaci utili a curare l'Aids [il bello è che il governo brasiliano lo aveva fatto davvero, e non si vergognava di dire che le persone vengono prima dei profitti].
In ogni caso il motivo addotto dalle multinazionali, che è poi lo stesso che dovrebbe aver ispirato la legge, è sempre lo stesso: se non si tutela la proprietà intellettuale, nessuno investirà più sulla ricerca, a discapito dell'intera comunità.
A mettere in discussione questo assioma c'è il buon senso, secondo cui il bene collettivo non può mai essere soggetto a interessi privati, come riconosciuto dalla "Dichiarazione di Doha" e dalla legge stessa, che infatti interrompe il brevetto dopo 20 anni.
Ci sono poi le esperienze concrete di tanti sviluppatori che, guidati da un sogno, hanno creato prodotti potenti come Linux o Wikipedia, rilasciando il codice sorgente a tutti.
Esempi di come il lavoro comunitario, mosso da un ideale invece che dalla massimizzazione del profitto, possa funzionare.
Mi chiedo allora perché gli scienziati non dovrebbero investire il loro tempo per ricercare una cura per le malattie che affliggono milioni di persone nel mondo? Perché non dovrebbero fare ciò per cui hanno studiato tutta una vita?
Perché dobbiamo ricorrere a multinazionali private per fare ricerca? Perché non usiamo le nostre tasse per pagare le spese [stipendi inclusi] di una ricerca che sia davvero pubblica, i cui risultati non possano in alcun modo essere brevettati; e siano patrimonio dell'intera umanità?
Se investissimo più energia nella cooperazione invece che nella competizione, non otterremmo risultati migliori?
Se c'è qualcuno [come Novartis] che farebbe ricerca per curare l'Aids o la leucemia o il cancro solo in cambio di profitti da 7 miliardi l'anno invece che per l'ideale di aiutare il prossimo vivendo di uno stipendio dignitoso, allora che smetta. I suoi risultati sono una merce avariata.
Una piccola rivoluzione in un paese in cui una Siae sempre più taccagna riesce a estorcere il pagamento dei diritti d'autore anche a chi ascolta un po' di musica durante la festa del proprio compleanno!
Una novità che mi ricorda l'assurdità di una legge che remunera la proprietà intellettuale per le opere artistiche fino a 70 anni dopo la morte dell'autore. Come dire... un'eternità durante la quale anche gli eredi più lontani possono continuare a vivere di rendita.
Una notizia, insomma, che mi fa ben sperare per il futuro.
Ma nello stesso periodo la Novartis, colosso dell'industria farmaceutica, denuncia lo Stato dell'India per aver copiato un suo medicinale protetto da brevetto, utile a curare la leucemia. Similmente, nel 2005, ben 39 aziende accusarono il Brasile di aver violato i brevetti dei loro farmaci utili a curare l'Aids [il bello è che il governo brasiliano lo aveva fatto davvero, e non si vergognava di dire che le persone vengono prima dei profitti].
In ogni caso il motivo addotto dalle multinazionali, che è poi lo stesso che dovrebbe aver ispirato la legge, è sempre lo stesso: se non si tutela la proprietà intellettuale, nessuno investirà più sulla ricerca, a discapito dell'intera comunità.
A mettere in discussione questo assioma c'è il buon senso, secondo cui il bene collettivo non può mai essere soggetto a interessi privati, come riconosciuto dalla "Dichiarazione di Doha" e dalla legge stessa, che infatti interrompe il brevetto dopo 20 anni.
Ci sono poi le esperienze concrete di tanti sviluppatori che, guidati da un sogno, hanno creato prodotti potenti come Linux o Wikipedia, rilasciando il codice sorgente a tutti.
Esempi di come il lavoro comunitario, mosso da un ideale invece che dalla massimizzazione del profitto, possa funzionare.
Mi chiedo allora perché gli scienziati non dovrebbero investire il loro tempo per ricercare una cura per le malattie che affliggono milioni di persone nel mondo? Perché non dovrebbero fare ciò per cui hanno studiato tutta una vita?
Perché dobbiamo ricorrere a multinazionali private per fare ricerca? Perché non usiamo le nostre tasse per pagare le spese [stipendi inclusi] di una ricerca che sia davvero pubblica, i cui risultati non possano in alcun modo essere brevettati; e siano patrimonio dell'intera umanità?
Se investissimo più energia nella cooperazione invece che nella competizione, non otterremmo risultati migliori?
Se c'è qualcuno [come Novartis] che farebbe ricerca per curare l'Aids o la leucemia o il cancro solo in cambio di profitti da 7 miliardi l'anno invece che per l'ideale di aiutare il prossimo vivendo di uno stipendio dignitoso, allora che smetta. I suoi risultati sono una merce avariata.
Tachis
Riferimenti:
- Lecito scaricare se non c'è lucro [Corriere.it]
- Medici Senza Frontiere chiede a Novartis di fermarsi
- Aids, il Brasile viola il brevetto [ilmanifesto.it]
- Dichiarazione di Doha
- Diritto d'autore [Wikipedia]
- Brevetto [Wikipedia]
23:33 Scritto in Società | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: economia, società, tachis
22/01/2007
Una pinta di ammorbidente
Ebbene sì: da oggi è possibile acquistare alla spina non più solo le classiche bevande, ma anche i detersivi.
In tre comuni della Provincia di Torino, nell’ambito di un progetto realizzato dall’Assessore Regionale Nicola Ruggero [con la collaborazione dell’ente di ricerca ambientale Ecologos e Cooperazione Trentina] è possibile ottenere i detersivi necessari acquistando la confezione di plastica soltanto una volta e ricaricandola presso i distributori collocati nei punti vendita Ipercoop, Auchan e Crai.
Gli imballaggi e le confezioni dei prodotti che acquistiamo giornalmente sono responsabili di una grande percentuale dell’immissione nell’atmosfera di anidride carbonica, generata durante i processi di produzione delle merci e di smaltimento dei rifiuti.
L'iniziativa è quindi in grado di recare un notevole beneficio sia in termini collettivi che di risparmio personale. Senza il contenitore, infatti, il contenuto costa sicuramente meno.
Questo esperimento della Provincia di Torino si colloca in un’iniziativa di più vasto respiro: il progetto "Riduci Imballi", che ha come scopo ultimo il disimballaggio dei negozi sull’intero territorio nazionale, cioè la diffusione dei cosiddetti “Negozi leggeri”.
Attualmente sono disponibili il detersivo per i piatti, quello per la lavatrice e l’ammorbidente, ma è prevista la produzione e la distribuzione di altri prodotti disimballati, come i legumi e la pasta sfusi.
In un mondo in cui si guarda quasi esclusivamente alla crescita economica, intesa come aumento delle merci prodotte e consumate [come ad esempio il petrolio impiegato nella produzione di carburanti e di materiali plastici] e non di beni.
E, allo stesso tempo, caratterizzato dalla scarsità di alcune risorse e sempre più frequentemente prostrato da fenomeni atmosferici anomali causati dall’aumento dell’inquinamento, la riduzione dei rifiuti prodotti deve realizzarsi come la conseguenza di un radicale cambiamento culturale.
E’ per questo che il progetto "Riduci Imballi" mira alla rivoluzione delle modalità di consumo nei vari momenti di vita e di lavoro delle persone e delle istituzioni.
Come l'iniziativa “Scuole leggere”, che interessa il luogo dove si formano i cittadini di domani, dove più di ogni altro luogo è importante introdurre l’educazione all’ambiente e all’ecologia come disciplina formativa del bambino.
Ma di leggero non ci sono solo i negozi. Le altre aree di progetto coinvolte da questa interessante iniziativa per la compatibilità ambientale e sociale dei consumi sono: “Mense leggere” [le mense sono responsabili del consumo di migliaia di stoviglie di plastica al giorno che dovranno essere sostituite con quelle riutilizzabili], “Aziende leggere” [per fare in modo che anche le aziende produttrici di beni e servizi di largo consumo, possano fare la loro parte nell’innescare questo circuito virtuoso del riutilizzo dei materiali], “Province leggere”, “Comuni leggeri”.
Sull’onda del grande successo dell’iniziativa della Provincia di Torino, registrato a livello commerciale e di opinione pubblica, altri dieci comuni italiani e 85 esercizi commerciali hanno deciso di intraprendere questa strada verso “l’alleggerimento” dai rifiuti prodotti dagli imballaggi.
Con la speranza che questo progetto abbia la più rapida e vasta diffusione, posso dire che lavare i piatti oggi renderà il mondo più pulito domani.
In tre comuni della Provincia di Torino, nell’ambito di un progetto realizzato dall’Assessore Regionale Nicola Ruggero [con la collaborazione dell’ente di ricerca ambientale Ecologos e Cooperazione Trentina] è possibile ottenere i detersivi necessari acquistando la confezione di plastica soltanto una volta e ricaricandola presso i distributori collocati nei punti vendita Ipercoop, Auchan e Crai.
Gli imballaggi e le confezioni dei prodotti che acquistiamo giornalmente sono responsabili di una grande percentuale dell’immissione nell’atmosfera di anidride carbonica, generata durante i processi di produzione delle merci e di smaltimento dei rifiuti.
L'iniziativa è quindi in grado di recare un notevole beneficio sia in termini collettivi che di risparmio personale. Senza il contenitore, infatti, il contenuto costa sicuramente meno.
Questo esperimento della Provincia di Torino si colloca in un’iniziativa di più vasto respiro: il progetto "Riduci Imballi", che ha come scopo ultimo il disimballaggio dei negozi sull’intero territorio nazionale, cioè la diffusione dei cosiddetti “Negozi leggeri”.
Attualmente sono disponibili il detersivo per i piatti, quello per la lavatrice e l’ammorbidente, ma è prevista la produzione e la distribuzione di altri prodotti disimballati, come i legumi e la pasta sfusi.
In un mondo in cui si guarda quasi esclusivamente alla crescita economica, intesa come aumento delle merci prodotte e consumate [come ad esempio il petrolio impiegato nella produzione di carburanti e di materiali plastici] e non di beni.
E, allo stesso tempo, caratterizzato dalla scarsità di alcune risorse e sempre più frequentemente prostrato da fenomeni atmosferici anomali causati dall’aumento dell’inquinamento, la riduzione dei rifiuti prodotti deve realizzarsi come la conseguenza di un radicale cambiamento culturale.
E’ per questo che il progetto "Riduci Imballi" mira alla rivoluzione delle modalità di consumo nei vari momenti di vita e di lavoro delle persone e delle istituzioni.
Come l'iniziativa “Scuole leggere”, che interessa il luogo dove si formano i cittadini di domani, dove più di ogni altro luogo è importante introdurre l’educazione all’ambiente e all’ecologia come disciplina formativa del bambino.
Ma di leggero non ci sono solo i negozi. Le altre aree di progetto coinvolte da questa interessante iniziativa per la compatibilità ambientale e sociale dei consumi sono: “Mense leggere” [le mense sono responsabili del consumo di migliaia di stoviglie di plastica al giorno che dovranno essere sostituite con quelle riutilizzabili], “Aziende leggere” [per fare in modo che anche le aziende produttrici di beni e servizi di largo consumo, possano fare la loro parte nell’innescare questo circuito virtuoso del riutilizzo dei materiali], “Province leggere”, “Comuni leggeri”.
Sull’onda del grande successo dell’iniziativa della Provincia di Torino, registrato a livello commerciale e di opinione pubblica, altri dieci comuni italiani e 85 esercizi commerciali hanno deciso di intraprendere questa strada verso “l’alleggerimento” dai rifiuti prodotti dagli imballaggi.
Con la speranza che questo progetto abbia la più rapida e vasta diffusione, posso dire che lavare i piatti oggi renderà il mondo più pulito domani.
Claudia
Per saperne di più:
- Provincia di Torino
- Produttore di detersivi ecologici
- Chimica sostenibile
- Casale Podere Rosa
- Ecoblog
- Il Blog di Marco Boschini
14:35 Scritto in Ambiente | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: ambiente, società, decrescita, claudia

























